L’IDEA di partenza è intrigante quanto improbabile. Al primo appuntamento con lo psicanalista Anna, donna sposata e variamente infelice, scambia lo studio del medico con quello del commercialista William. Un po’ per timidezza, un po’ per curiosità, il consulente fiscale non rivela l’equivoco; poi ci scherza (in fondo, osserva, tutte e due le professioni si occupano del rapporto tra quel che si dichiara e quel che si tace); quando decide che il gioco va interrotto, è troppo tardi. Attraverso la menzogna iniziale, infatti, due vittime della solitudine stanno trovando la propria verità. Pur oscillando tra mitomania e sincerità, Anna rivela dietro le sue linee di fuga un enorme bisogno di comunicare; quanto a William, gli incontri con la donna cominciano a scardinarne il falso equilibrio, basato sulla passività.

Il rituale della psicanalisi diventa indispensabile a entrambi; pur sapendo, l’uno e l’altra, che non potrà durare a lungo. Patrice Leconte è un regista pieno di sorprese e, di stile, ne ha da vendere. Confidenze troppo intime ne è la dimostrazione inoppugnabile: una commedia sentimentale messa in scena come un film di Alfred Hitchcock; generata da un’innata curiosità, ai limiti del voyeurismo, eppure piena di ritegno anche quando introduce nell’intimità più profonda dei personaggi; pudica e sensuale nello stesso tempo. Anche se tutti questi requisiti non basterebbero alla riuscita di un film del genere, senza una coppia protagonista letteralmente perfetta. (r. n.)

CONFIDENZE TROPPO INTIME
Regia di PATRICE LECONTE
con SANDRINE BONNAIRE
e FABRICE LUCHINI